Il mondo dell’umanitario è piccolo piccolo. Pochi circuiti alternativi, qualche tappa obbligata e nomi e cognomi che ritornano qua e là. Capita così che trovi come insegnante all’università lo stesso prof che ha lavorato con quel tuo amico che hai incontrato lì o quell’altro a cui ha insegnato là. Se con Facebook i gradi di separazione tra persone medie nel mondo è passato da 6 a 4.74 probabilmente nell’umanitario questo valore scende intorno al 2. Ma cos’è che rende così piccolo questo mondo? Uno dei motivi è senza dubbio l’esclusività delle situazioni, in cui pochi sono disposti a ficcarsi. Disastri, tragedie, insicurezza, pericoli di salute, poco comfort, piaceri personali spesso al lumicino e visti col cannochiale. Certo col tempo ci si professionalizza ed è l’altra ragione per cui ci si ritrova spesso di qua o di là. Ma cos’è che fa accettare agli operatori umanitari queste situazioni al punto da mettere in secondo piano tutto rispetto all’ideale umanitario? Per capirlo prendo spunto da un paio di righe da professore di cui parlavo all’inizio che afferma che chi fa questo lavoro ha una visione del mondo per cui questo lavoro DEVE essere fatto.
Ma è solo il lavoro al molla o c’è altro? Al lavoro è senza dubbio connessa una vita in posti spesso isolati ma avventurosi, con tanto stress e qualche soddisfazione, tanti rischi e sacrifici, incontri con gente che questa visione la condivide. Uno stile di vita molto particolare che lascia i suoi segni. Vivere la vita sul momento, considerando leggere tutte le scelte spesso personali in nome dell’umanitarismo. Pensare che l’aiuto sia più importante, che tanto tutto si aggiusta dopo. Una specie di vizio, ci si ricade sempre. Alcuni se ne accorgono, altri no e vivono la sindrome della rana bollita. Eppure non si riesce a farne a meno. E’ forse l’impressione che è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo. Ecco cosè l’insostenibile leggerezza dell’essere umanitario.





Ciao Andrea, ho trovato il tuo blog molto interessante e per questo mi piacerebbe proporti un’intervista per un magazine online. Se ti può interessare contattami pure alla mia mail.