Una delle cose più belle del master che sto facendo è che ti manda sul terreno, da quindi opportunità anche a chi non è mai uscito dall’ufficio di andare a vedere di persona. Ad inizio mese siamo stati 3 settimane a fare ricerca in Est Sri Lanka, divisi in gruppi con le nostre aree specifiche da investigare. E’ stata una bella sorpresa il Lanka, dopo 5 anni di Africa.
Appena sceso dal bus a Batticaloa mi è sembrato di esser tornato a Uvira. Sulla costa con tanto verde,terra rossa e un’unica linea d’asfalto che taglia in due la città, anche lei martoriata dalla guerra in zona ribelle; inevitabilmente poche boutique e il quartiere delle ONG/UN. Poi ti rendi conto che non è proprio la stessa cosa: traffico ordinato, una marea di tuc tuc e molto meno casino; nei villaggi le differenze sono incredibili; invece dei campi di manioca qua e là ci sono distese di campi di riso tutti divisi in piccoli lotti, tutto molto ordinati. Il centro dei villaggi è incredibilmente strutturato: ognuno ha il suo quadrato di terreno recintato e qualche stradina è pure cementata. Le casette sono di ogni colore: blu, azzurro, grigio, rosa, giallino ognuna con il suo orto e i suoi fiori. E’ tutto contrario rispetto all’anarchia “urbana” che regna nei villaggi africani dove ognuno costruisce dove meglio gli capita. E non c’è traccia di sporcizia, manco una carta per terra, o un sacchetto nero di plastica.
I problemi però sono simili: il recupero dalla guerra è lento, la terra è per pochi e chi la distribuisce non fa sempre correttamente il suo dovere. Vendere i prodotti al mercato è spesso un’impresa; chi è stato “rilocalizzato” dal nord fa fatica, in certi villaggi le ONG difficilmente riescono ad avere accesso e allora la gente si arrabatta, qualcuno preferisce addirittura fare i bagagli e tentare la fortuna negli alberghi in Arabia Saudita o negli Emirati. Arriverà il turismo sulla costa ma c’è il rischio che chi ne trarrà vantaggio sarà venuto dalla capitale.
Finita la ricerca ho potuto fare qualche giorno nel centro del paese, prima a visitare i siti Unesco di Dambulla e Sigirya, davvero interessanti, e poi nella cittadina di Kandy, che tanto ricorda Bukavu per la sua bellezza coloniale un pò sfiorita, le colline verdeggainti intorno al lago. Da qui il ritorno a Colombo è stato via treno, un mezzo di trasporto che in Africa non avevo mai preso e su cui in generale si può fare poco affidamento. Il viaggio è stato molto bello; in quattro ore si scende dal massiccio centrale attraversando la giungla tra montagne e gallerie per arrivare nella pianura della parte ovest. Si può viaggiare rigorosamente seduti alla porta aperta con le gambe a penzoloni e non c’è ressa. E naturalmente il treno era in orario.
E’ stata una bella sorpresa lo Sri Lanka, una porta di entrata all’Asia molto “easy” e leggera, qualcuno del mio corso l’ha definita un’India in miniatura. Un paese con un grande potenziale che sta ancora sul filo del rasoio.
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