Un canestro per la pace

Dopo i campionati Europei si stanno svolgendo ora i campionati Asiatici di basket in Cina. Si potrebbe discutere sul fatto che Turchia, Russia e Israele partecipino agli Europei invece che agli Asia Games ma mi interessa parlare di un’altra squadra nazionale alla sua prima partecipazione: la Palestina. E vi dirò di più; malgrado l’eliminazione la Palestina è stata la sorpresa alla seconda fase con tre vittorie e zero sconfitte,  imbattuta, avendo anche superato una delle favorite, le Filippine. Un risultato incredibile considerando lo stato di assedio e perenne emergenza in cui versano la Cisgiordania e Gaza, e che rendono praticamente impossibile l’organizzazione di un campionato di livello da anni a questa parte.

Per molti la Palestina non esiste e non deve esistere, eppure il 30 settembre la bandiera Palestinese finalmente sventolerà alle Nazioni Unite. I Palestinesi non possono muoversi liberamente neanche a casa loro, figuriamoci fuori, ed i materiali disponibili sono ridotti al lumicino; vuoi mettere che con i palloni da basket poi ci fai le molotov ? Eppure questo gruppo di ragazzi Palestinesi non si è arreso alle difficoltà della guerra dimostrando, e la vittoria in rimonta contro le Filippine ne è un esempio, quale sia la spinta che può venire dalla pace. Personalmente credo ci siano almeno tre considerazioni importanti che questa grande esperienza ci spinge a fare.

La prima cosa, da sportivo, che mi viene in mente è che lo sport si conferma un eccezionale strumento per l’emancipazione dei giovani e la prevenzione alla violenza. Probabilmente parecchi degli atleti della nazionale ha avuto dei membri della famiglia, uno o entrambi genitori o dei fratelli, che sono state vittime dirette del conflitto. Sarebbe stato facile per loro cadere nella spirale di odio e violenza e continuare a perpetuare il conflitto. Grazie alla pallacanestro invece hanno avuto l’opportunità di impegnarsi per il riconoscimento della causa Palestinese in un modo assolutamente pacifico. La visibilità di questa esperienza può avvicinare molti più giovani alla pallacanestro e quindi allontanarli dal terrorismo e dalla violenza.

La seconda considerazione che mi viene in mente riguarda l’impatto delle iniziative di cooperazione, nel settore dell’infanzia e della gioventù, a Gaza e nei territori. Senza dubbio la situazione di conflitto rende difficili o limita il risultato di molti degli interventi su larga scala ed a lungo termine. Non tutto però è perduto pensando alle iniziative estive di UNRWA. I giochi estivi organizzati oramai da molti anni a questa parte, per permettere a migliaia di ragazzi di praticare sport spensieratamente durante le vacanze scolastiche, stanno probabilmente per portare dei frutti. Chissà se le imprese della nazionale Palestinese non siano di ulteriore ispirazione a qualcuno dei ragazzi e ragazze che partecipò al record del mondo di palleggio nel 2010.

E la terza ed ultima considerazione che mi viene in mente riguarda la capacità dei Palestinesi nella gestione amministrativa delle loro attività. La strada per arrivare in Cina non è stata facile: è stato necessario mantenere una Federazione in condizioni difficili, alzare il livello, organizzare un roster ed assicurarsi il permesso (mai scontato) per uscire ed affrontare l’evento. Se pensiate che sia facile date un’occhiata a cosa è successo a questo gruppo di ragazzi e la loro breve avventura inglese su un circuito.

Tutti elementi che dimostrano come i conflitti si possano combattere e chiudere, con le giuste strategie e la propria volontà. Se fornissimo un pò meno armi da una parte e un pò più di opportunità dall’altra ad esempio. A voler ben vedere la considerazione più grande che la nazionale Palestinese ci possa suggerire è che la Pace è Possibile.