Un giardino dilaniato

Il giardino dilaniato

Il giardino dilaniato

Da fine ottobre sono tornato in Afghanistan per un lavoro basato all’Est. Malgrado le difficoltà il paese mi è sempre piaciuto perché il lavoro è molto diverso dalla “routine” sub-sahariana. Ho avuto la fortuna di lavorare con bravi colleghi e buoni amici. Kabul, poi, nelle giornate soleggiate di primavera, mi piaceva particolarmente. Da lontano avevo seguito un pochino la situazione ma non sapevo proprio cosa aspettarmi…

Ho trovato un paese ancora più lacerato, stanco e sfiduciato, dopo la tribulata elezione Presidenziale, la morte del M. Omar e la presa di Kunduz. L’impressione è che si vada avanti a oltranza, fino a che qualcosa succede (ma cosa succederà poi?) tirando in aria qualche buona idea di difficile applicazione. A Kabul i ristoranti aperti oramai sono sempre meno, ed anche quelli che erano più “low profile” sembrano oramai dei posti di gamma. La città si muove e va avanti, rimane una popolazione espatriata importante, ma le occasioni per incontrarsi sono molto molto limitate e tutto si fa dietro i fili spinati. Le riunioni di Cluster diventano all’improvviso una grande opportunità per incontrare persone diverse dai colleghi…

Eppure nella disperazione generale, ci sono tante piccole buone notizie che di mese in mese danno agli Afghani una ragione per non pensare alla guerra. Nel calcio la nazionale è arrivata a giocarsi la qualificazione al livello superiore dei giochi Asiatici, perdendo purtroppo in Finale con l’India. L’emozione in città era papabile, con negozi chiusi e bandiere ovunque. Nel cricket è andata meglio, con una serie di vittorie in un test match contro lo Zimbabwe, celebrate come, se non più che a Capodanno…

E all’est che succede ? Un pò di tutto, ci sono tanti gruppi presente, e pure Pakistan ed India si fanno la guerra nei 200 metri quadrati che dividono i due consolati a Jalalabad mentre nelle province gli “insorti locali e stranieri” risolvono le loro dispute sulle sfumature di jihadismo combattendosi a vicenda, sotto le bombe dei droni che regolarmente si alzano in volo. Noi ce ne stiamo raccolti nel nostro compound cercando di dare una forma ai programmi che possiamo visitare molto di rado. Sperando che il 2016 sia l’anno buono per un pò di pace.