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L'ideale umanitario: neutrali, indipendenti, imparziali. Ci credete ancora?

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Burkina

bobo dioulasso

Scrivo queste righe dopo poco piuì di tre mesi dal mio arrivo in Burkina Faso,a Bobo Dioulasso. Il momento della partenza e’ passato, per me e chi mi e’ stato vicino, senza troppi patemi, tra la giusta commozione, l’ombrosa immagine della vita finora e

la tensione spensierata del futuro all’avventura. Insomma pochi pianti anzi qualche sorpresa e il cuore che batteva forte e la pelle d’oca inevitabile al decollo… Il viaggio sarebbe stato tranquillo se non avessi perso parte del biglietto durante lo scalo a Casablanca, probabilmente a causa dell’acquisto di qualche sigaro a buon prezzo al Duty Free. Si, il viaggio sarebbe potuto esser finito prima ancora di essere iniziato ma grazie alla professionalità del personale marocchino Royal Air Maroc e’ filato tutto liscio. E sentire l’aria di casa all’uscita dall’aereo a Ouaga e’ sembrato strano, davvero strano e ancor di piu’ lo e’ stato all’arrivo a Bobo, ritrovando molte facce gia’ conosciute a ricordasi di te. Dal quel giorno sono appunto passati quasi tre mesi ma sembra ancora ieri. E di cose in questi 3 mesi ne sono successe tante, davvero tante…sopratutto a me…

Sono sceso con l’obiettivo preciso di fare esperienza per entrare nel mondo dell’umanitario. Guardo tutto da un’altra prospettiva, qui ci lavoro e devo andare a fondo delle cose. E di cose strane ne vengono a galla…specialmente sulla società occidentale che sta rrivando ad un livello di tristezza incredibile. Sto costruendo il futuro sul libro “TERRAPATRIA” di Edgar Morin. Di cosa parla? Non ve lo dico andatevelo a leggere; a me sembrano cose tanto ovvie che le sento mie da tempo, non credo che qualcuno abbia difficoltà a comprenderle, allora non capisco cosa passa per la testa di troppi giovani marionettati…

Nel bene e nel male lavorare con gli africani è tosto, specialmente per chi come noi è abituato a modelli totalmente diversi. Mentalità quotidiana, tradizioni, politica familiare ed un milione di altre cose rendono difficile il lavoro; ma qualcuno con la

voglia di sbattersi seriamente e cambiare la situazione c’è, aspetta solo qualcuno dall’Europa che gli venga a dare una mano concreta, non solo soldi ma sopratutto impeno politico perchè la ruota giri verso i più poveri. E questo ultimo punto non sta andando molto bene, i fatti non corrispondono mai alle parole anzi celano segreti a volte “poco etici” per non dire criminosi.

A contatto con la povertà si cambia non c’è che dire. Ma anche a contatto con chi se la cava; ho ritrovato molte cose quaggiù che avevo lasciato in Italia, amici, affetti, la pallacanestro ed ho scoperto che di punti di contatto ce ne sono tanti, loro non vedono di scoprire noi e noi di scoprire loro. E spero che siamo prima noi ad imparare il geloso e rispettoso rapporto con la Terra che hanno prima che loro imparino il nostro avido rapporto con il denaro…

Si Riparte
Inevitabilmente “fare il salto” è la cosa più difficile per abbracciare l’ideale Umanitario. Un difficile equilibrio di fermezza, etica, rigore, cuore e cervello, tutto ben amalgato da una solida base politica. E lentamente te ne accorgi. Io mi confrontavo regolarmente con i ragazzi dei campi che ogni mese scendevano…ed ogni volta mi trovavo “un pò più in là” rispetto alla loro visione e mi rendevo conto di quanto stavano in un mondo a parte. Avere a che fare con i volontari è forse la cosa più difficile e delicata perchè rischiano di squilibrare tutto!!

Col tempo però ho iniziato a darmi da fare, con un diploma di un corso in mano e la prima buona esperienza sul terreno in corso ho iniziato a spulciare gli ambienti del lavoro umanitario e dopo tante (ma tante) richieste ricevuto due importanti incontri a Parigi. E di seguito preso il volo per tornare…Beh, da quando ho avuto in mano il biglietto alla partenza per il ritorno sono passati circa 2 mesi e mezzo…lughissimi!! In questi 2 mesi e rotti sono passati 18 volontari, abbiamo aperto un centro socio-culturale, dormito nei villaggi, chiuso temporaneamente la casa di Bobo e naturalmente litigato con una marea di meccanici, carrettieri, cuochi, cameriere, elettricisti, idraulici, insegnanti, marabout e tanti altri ancora!! Ma alla fine sono passati…e come per l’andata anche per il ritorno non è stato facile salutare tutti, vendere la moto, assicurarti dei conigli ecc…ecc…
Ragazzi, io sinceramente vi esorto a cambiare, non magari venendo tutti in Africa ma tirando fuori le palle!!

burkina

“Dobbiamo avere il coraggio di osare inventare l’avvenire”