Rep. Dem. del Congo, Zaire, Congo Belga … questo gigante dormiente di nomi ne ha avuti parecchi. Uno per sfiga.
Prima i belgi se ne appropriano e diventa la riserva e giocattolo personale del loro re. Poi arriva Mobutu, si diventa zairois indipendenti, e si svende il paese. E dopo, quando tutti stanno a guardare l’arrivo della democrazia arrivano anche due guerre da un totale di 5 milioni di morti e 8 eserciti africani coinvolti. La guerra mondiale africana per dividersi le ricchezze del paese.
Un territorio grande cinque volte come la Francia coperto di foreste dal legno pregiato e attraversato da un fiume che potrebbe dare energia a metà Africa. Uno scandalo geologico dove i diamanti spuntano scavando con le mani. L’oro e decine di altri minerali abbondano e sono di ottima qualità. L’uranio si manifesta in numerosi giacimenti.
Il paese più ricco d’Africa che si ritrova ad avere la popolazione più povera e bistrattata, gettata sempre dalla padella nella brace nel mondo di personali interessi sovrani. La cieca lotta per il controllo delle miniere continua a infliggere all’Est un dazio enorme mentre la capitale Kinshasa, distante un continente, gioca al gatto con il topo con il nemico, sacrificando la gente innocente per servire un manipolo di padroni.
Il circolo vizioso in cui è entrata la Rep. Dem del Congo è difficile da spezzare. Come si fa a gurdare al futuro in un paese dove cadono 4 aerei in meno di 12 mesi? Dove il colera aumenta invece di diminuire? Dove nello stesso villaggio in 6 mesi ci sono stati due stupri collettivi di più 100 persone alla volta?. Un monstre come lo chiamano i congolesi. Koffi Olomide, uno dei più famosi cantanti congolesi la dice così: Hell, where the fire is raging but we don’t get burned.
Dopo tre anni in una cittadina di frontiera all’Est posso dire: le persone girano a piedi oltre le 6 di sera, i bar lentamente riaprono, qualche hutu e tutsi riprendono a sposarsi insieme, la frontiera apre dalle 6 alle 10 di sera e cè anche l’illuminazione pubblica ora (ok a intermittenza però c’è l’installazione), i poliziotti hanno tutti la stessa divisa (ma ancora non parlano francese) ; apre una salumeria; si trovano le birre del katanga e le ONG se ne vanno ma non so se è proprio legato al fatto che le cose stiano migliorando. Alla frontiera ci sono meno problemi e sono più precisi. Apre “Esperanza”, una nuova frontiera nella ristorazione nel sud sud. Ci sono lavori di manutenzione sulle strade, pochi ma ci sono. Riapre la prima banca, ottobre 2010; si rivede in giro un Hummer e si festeggiano le vittorie del calcio nazionale n ambito internazionale. Il defilè del 30 juin è sempre più lungo.
Gli studenti ogni tanto manifestano, ci sono nuovi battelli che girano sul tanganika e qualcuno parla di organizzare crociere.
Poi (ok è sugli espatriati) degli umanitari accolgono a casa loro il primo turista finlandese di sempre a uvira attraverso couchsurfing. Ci sono poi nuove bandiere negli uffici pubblici, anche se la gente non sempre sa cosa farsene, ci costruiscono nuovi posti di frontiera, i locali più grandi sono presi d’assalto per feste e matrimoni, probabilmente si importanco anche prostitute da altri paesi, ci sono però ancora pochi cyber cafè ma iniziano a trovarsi in giro degli ipod, l’ospedale funziona meglio.
Improvvisamente le pall mall blu si esauriscono sul mercato locale, aprono nuove stazioni di carburante e i commercianti da bukavu iniziano a andare a minembwe, dove, grazie agli introiti prodotti dal lavoro sull’ospedale, la birra aumenta di prezzo.
Tra i tre passi avanti e i due indietro forse in tre anni si è fatto un passo avanti. Il prossimo chissà quando … pole pole




