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Sankara

sankaraBurkina Faso, ovvero “Paese degli uomini integri”. Non è un nome uscito dal cilindro di qualche geopolitico ma il nome voluto da THOMAS SANKARA per il suo paese. Chi era Thomas Sankara? Un giovane colonnello dell’esercito, carismatico, di formazione cattolica e con un profondo spirito rivoluzionario. Prende il potere in Alto Volta nel 1983 ed avvia la RIVOLUZIONE, instaurando un regime comunista serio, rigido e sinceramente volto alla GIUSTIZIA SOCIALE e al miglioramento delle condizioni di vita del popolo del suo paese che chiamerà appunto Burkina Faso. Elimina i privilegi dei politici, la corruzione, instaura tribunali popolari, denuncia il colonialismo commerciale dei potenti della Terra, inserisce il Burkina nel blocco dei paesi non allineati e gira per Ouagadougou in bicicletta e Renault4…
Vuole l’indipendenza economica del suo paese dalla Francia ed in generale dai paesi ricchi, annullando le importazioni; avvia per primo la campagna di cancellazione del debito. Garantisce a tutti due pasti al giorno e una quantità sufficiente di acqua potabile, avvia una massiccia campagna di vaccinazione dalla poliomelite, costruisce scuole, dighe, favorisce lo sviluppo dell’alfabetizzazione e dell’agricoltura. Per primo avvia una campagna contro la mutilazione dei genitali femminili (infibulazione). Obbliga funzionari pubblici e militari a lavorare al servizio della popolazione.

Per ottenere un cambiamento radicale bisogna avere il coraggio d’inventare l’avvenire. Noi dobbiamo osare inventare l’avvenire!

E’ coraggioso e coscente delle sue azioni che provocano non pochi malumori e disaccordi in chi prima beneficiava dei privilegi; è coscente di creare problemi alla Francia. E’ coscente che Blaise Compaorè, militare da tempo compagno di Sankara lo ammazzerà…così infatti finì. Il 15 ottobre 1987 una camionetta di militari arriva davanti a casa sua mentre era impegnato in una riunione; dei militari scendono, uccidono i presenti all’esterno. Da dentro Sankara esclama: “E’ me che vogliono” ed esce con le mani alzate, ma non c’è nemmeno il tempo di accorgersi ed è la morte. Blaise Compaorè prende il potere che detiene tutt’ora. Viene emesso un certificato di “morte naturale”…

Era il 20 ottobre quando mentre attendevo il bus per Bobo con Erika, una ragazza venuta dall’Italia, decisi di andare a vedere la sua tomba. E’ bastato chiedere al tassista; detto fatto, ci avviciniamo, siamo alla periferia di Ouaga, c’è un prato sperduto in mezzo alle case, rifiuti intorno, erbacce…il tassinaro chiede informazioni, finalmente troviamo una strada in mezzo all’erba.
Fermiamo la macchina alla vista di quelle che sembrano tombe di una certa età, addentrandoci nell’erba arriviamo davanti ad una fila di 10-12 tombe bianche, con la bandiera del Burkina davanti, pochi fiori e zero foto. Davanti a tutte una reca la scritta: “CAPITANO THOMAS SANKARA”.
Mi avvicino passo dopo passo tremolando ed il cuore che batte forte, intorno mi sembra di vedere tutto grigio e solo la tomba nitida davanti a me, bianca ai bordi con sopra dipinta una divisa da militare, una croce ed una piccola corona di fiori deposta a pochi giorni dall’anniversario della sua morte… Passano davanti agli occhi le immagini di Sankara che ho trovato su Internet mentre cerco di immaginarmi anche le situazioni che ho letto di lui, nella Ouaga di metà anni ’80 in bicicletta, presidente del paese..o con la chitarra. Sankara vive ancora…nel ricordo di tutti i burkinabè e nelle idee e nei gesti di chi, come me, ancora oggi insegue quel sogno chiamato giustizia sociale.