L’Arte di arrangiarsi in Afghanistan

Negli anni ’60-’70 l’Afghanistan era un piccolo paradiso. Sicuro e liberale, sotto una monarchia decisamente progressista fatta di cadillac e minigonne, tantissimi stranieri venivano attirati dalla cultura afghana, che data fino a qualche migliaio di anni fa. Tra il classico, su base persiana, e gli influssi new wave trasportati dai numerosi hippy in transito, vecchie e nuove arti fiorivano e si sviluppavano: intarsi, pittura, scultura, ceramiche, film e fotografia. Poi, con la crescita comunista e l’invasione da parte dell’Unione Sovietica le cose rallentano. Molti artisti iniziano ad andare in esilio, come milioni di altri afghani. Negli anni ’90, se prima la guerra totale tra mujahedeen aveva solamente “raso al suolo” la gran parte di Kabul, nella seconda metà con l’arrivo …

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Mi sento meglio

E’ successo tutto all’improvviso. Quando poco dopo le 21.30 sono saliti sul palco era almeno un paio d’ore che eravamo in piedi,  con Alessandra, Michele e Chiara. L’attesa è stata nervosa ma non troppo, tante sigarette e le gambe che non riuscivano a stare ferme; curiosità tanta, emozione e un pò di paura. Poi tanto suono, tanto sudore, tanta voce. Che botta!! Ci voleva proprio per scrollarsi di dosso oltre 3 anni di polvere, fatti di giorni lunghissimi ma che sembran volati. E tutte le domande, le paure e i dubbi se ne sono andati via, tutti dento un bidone e fuoco col cherosene.