Un giardino dilaniato

Da fine ottobre sono tornato in Afghanistan per un lavoro basato all’Est. Malgrado le difficoltà il paese mi è sempre piaciuto perché il lavoro è molto diverso dalla “routine” sub-sahariana. Ho avuto la fortuna di lavorare con bravi colleghi e buoni amici. Kabul, poi, nelle giornate soleggiate di primavera, mi piaceva particolarmente. Da lontano avevo seguito un pochino la situazione ma non sapevo proprio cosa aspettarmi… Ho trovato un paese ancora più lacerato, stanco e sfiduciato, dopo la tribulata elezione Presidenziale, la morte del M. Omar e la presa di Kunduz. L’impressione è che si vada avanti a oltranza, fino a che qualcosa succede (ma cosa succederà poi?) tirando in aria qualche buona idea di difficile applicazione. A Kabul i ristoranti …

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